Seconda edizione, 2015

Ottobre - Giuliano Giardi - San Marino nella Prima Guerra Mondiale
Settembre - Daria Colombo - Alla nostra età, con la nostra bellezza
Agosto - Oreste Delucca - Il drago di Belverde a Rimini e altri draghi d'Italia
Luglio - Lara Swan e Walter Serra - Villa Manzoni in giallo e in rosa
Giugno - Farhad Bitani - L'inferno e il cuore dell'Afghanistan
Maggio - Alessandro Quasimodo - Quasimodo legge Quasimodo
Aprile - Roberto Gabellini - L'ultima marcia del Tenente Péguy

SAN MARINO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Documenti, storie e personaggi illustrati dall’ex primario del Pronto Soccorso della Repubblica di San Marino. Sold out per Giuliano Giardi a Villa Manzoni

San Marino 30 ottobre 2015

Cento anni fa, allo scoppio della Grande Guerra, San Marino era un paese poverissimo, con un tasso di analfabetismo superiore all’80 per cento. Non era neanche neutrale, nonostante istruisse una politica di neutralità. Tanto meno indipendente, con l’Italia che esercitava la censura sulla posta in uscita per i militari al fronte, che tagliava i fili del telefono, arrivati giusto due anni prima, che mandava i suoi Carabinieri a cercare i renitenti alla leva che cercavano rifugio sulle Tre Torri.
La guerra che si combatteva sul fronte carsico, non era affatto lontana. I bombardamenti navali sulla costa riminese, avevano i loro effetti anche sul Titano, e di notte bisognava tenere tutte le luci spente per cercare di ingannare il nemico. E poi le questioni legate allo spionaggio e alla radio trasmittente del professor Borbiconi con due fili stesi da una torre all’altra.
Per finire con l’ospedale di guerra, finanziato da San Marino con ben 17mila lire, posizionato direttamente sul fronte, mentre in Patria fiorivano iniziative umanitarie di ogni genere per aiutare i soldati. C’è ancora di che commuoversi. E forse anche da imparare!
Le immagini di documenti, fotografie, lettere, cartoline scorrono sullo schermo mentre il dottor Giuliano Giardi snoda il filo della narrazione. E’ sempre stato un medico nella sua vita, ma ha sempre sviluppato il suo amore per la storia e la ricerca d’archivio. E’ stato così che ha potuto produrre e offrire al pubblico la ricostruzione di fatti che rischiavano l’oblio.
Un’affollatissima Villa Manzoni si appassiona al racconto e risponde con applausi calorosi. In una sala del piano terra sono esposti diversi cimeli bellici: bandiere, armi, attrezzature mediche, usciti dal Museo di Stato grazie alla preziosa collaborazione con gli Istituti Culturali. Ma l’emozione più grossa la riserva la Corale San Marino che, pur con un organico assai ridotto, propone una piccola selezione di canti di guerra, a chiudere la serata.

DARIA COLOMBO INCANTA IL PUBBLICO DI VILLA MANZONI
I suoi romanzi sulle problematiche dell’educazione, delle relazioni familiari,
della condivisione sociale hanno riscosso apprezzamenti e applausi.

San Marino, 28 settembre 2015

Prima di tutto è una mamma, poi è tutto il resto: una professionista, una scrittrice, una donna impegnata in politica e nel sociale. Daria Colombo, figlia dell’ex Senatore Dc Vittorino Colombo, moglie da 35 anni di Roberto Vecchioni, passa da un ruolo all’altro mentre illustra i suoi libri nel salotto letterario di Villa Manzoni, promosso dall’Ente Cassa di Faetano.
Ha scritto “Meglio dirselo” (Rizzoli) vincitore del Premio Bagutta Opera Prima. Un romanzo familiare e familista che inverte e rivoluziona molto di quello che la sua generazione - quella del ’68 - ha conquistato, insegnato e predicato. Genitori amici dei figli, ad esempio, mai autoritari e alfieri di una libertà assoluta di fare quel che si vuole.
“Ma nemmeno per idea - dice - in casa sono la rompiscatole, quella che impone regole e disciplina. Vivo con due giovani maschi e un adulto adolescente, che sarebbe mio marito. Un disastro”. Scherza. Fra i tanti lavori che ha fatto con successo, quello che preferisce è sicuramente il mestiere di moglie, madre, nonna. Le è riuscito bene, anche se non si è mai liberata da un pesante fardello di ansia. Ma questo è un dato a comune un po’ a tutte le donne.
Dopo cinque anni, si mette di nuovo alla prova. Nello scorso maggio dà alle stampa il nuovo romanzo “Alla nostra età, con la nostra bellezza” (Rizzoli) dove esplora nuovamente l’universo femminile.
Spiega l’autrice: “Ho voluto raccontare una storia di sentimenti e amicizia tra due donne, una ventenne e una trentottenne che frequentano l’università insieme e gradualmente, con alti e bassi, diventano amiche pur apparendo molto diverse, anzi proprio per questo si scambieranno molto. Ma è anche una vicenda di condivisione, che si svolge sullo sfondo degli anni che vanno dal 1992 al 2007, un periodo significativo per l’Italia”.
La trama è semplice, si snoda in un intercalare quotidiano in cui molti di noi si possono riconoscere. Ma punta sempre l’accento sulla forza delle donne, la capacità di adattarsi o di cambiare rispetto alle situazioni, sapersi mettere in discussione, sul diverso approccio nell’analisi della realtà, la dimensione privata e pubblica come elementi costitutivi dell’identità e dello stare al mondo, l’impegno per la collettività come elemento fondante di una vera democrazia, il bisogno di partecipazione. Sono questi i temi principali del romanzo che, come dichiara la stessa autrice, si potrebbe collocare nel filone “sentimental - politico”. Un termine che è stato coniato apposta per lei.
Ma anche un romanzo che è implicitamente un invito a ciascuno a fare la propria parte per il bene comune.
Il salotto di Villa Manzoni, voluto e promosso da Ente Cassa Faetano, si è arricchito così di un nuovo settore letterario, dove conoscenza e cultura diventano strumenti di comprensione sociale e di condivisione perché la crescita di ogni individuo diventi una possibilità di crescita per tutti. Riflessioni che sono state molto apprezzate dal pubblico, che ha applaudito a scena aperta.

IL RIMINESE ORESTE DELUCCA AL SALOTTO DI VILLA MANZONI
Storia e leggende medievali che si intrecciano nell’affascinante ricerca su “Il drago di Beleverde a Rimini e altri draghi d’Italia” in occasione dell’appuntamento mensile con la letteratura

Non sono mai esistiti. Eppure ci hanno creduto i popoli di ogni epoca e di ogni latitudine. Anzi, in tempi in cui la paleontologia non era ancora conosciuta, la comparsa di ossa enormi, o di potenti mandibole, era la prova inconfutabile della loro esistenza.
I draghi. Oreste Delucca appassionato studioso di fonti d’archivio per documentare le strutture sociali, economiche e urbanistiche del Medioevo, ne ha fatto oggetto di ricerca. Ed essendo riminese, ha cominciato a studiare il fenomeno dall’inquietante presenza che, secondo le leggende locali, imperversava in un bosco vicino alla città intorno al Mille.
“Il drago di Belverde e altri draghi d’Italia” (edizioni Bookstones) è il titolo del libro che, a seguito di una scrupolosa ricerca delle fonti storiche, racconta una vicenda per altri versi leggendaria. Con i suoi racconti, la presentazione di documenti, mappe, iconografie di ogni genere, Delucca ha incantato il pubblico di Villa Manzoni nel consueto appuntamento mensile con la letteratura. Un pubblico locale, assolutamente sorpreso dalle vicende a metà tra la storia e la credenze popolari, che si sono innestate nei secoli presso una chiesetta all’incrocio della strada che da San Martino Monte l’Abate porta a Montescudo.
La chiesetta non c’è più, abbattuta dai cannoneggiamenti della Linea Gotica. Ma alcuni anziani ricordano ancora le ossa del drago appese alle travi del soffitto. Probabilmente erano ossa di un animale preistorico, ma sono bastate ad alimentare paure, leggende e miracoli per centinaia di anni.
Un’altra serata di grande cultura per il salotto letterario, voluto e promosso da Ente Cassa Faetano, sempre attento e sensibile a quegli aspetti della vita e delle tradizioni locali che rischiano di scomparire dal bagaglio delle conoscenze e che invece sono il fondamento dell’identità dei popoli.

WALTER SERRA E LARA SWAN INCANTANO VILLA MANZONI
Il salotto letterario di Villa Manzoni tra il romanticismo e il thriller. Grande successo per i due sammarinesi autori di generi letterari diversi, ma di assoluta suggestione.

Un giallo ambientato a San Marino, tra il carcere dei Cappuccini e luoghi che noi tutti conosciamo e, più o meno, frequentiamo ogni giorno. Ma non c’è banalità e non c’è niente di scontato nel dramma che piomba all’improvviso nella vita di Gabriele Casadei, un bravo ragazzo, bancario di professione, che suo malgrado (o forse no?) si trova improvvisamente a vivere una storia da incubo. E’ lui il protagonista di “Tre giri di chiave” (0111 Edizioni) di Walter Serra, che sotto l’insospettabile patina di impiegato bancario (pure lui) svela una prolifica quanto intrigante vena letteraria.
Sull’altro fronte, una vera e propria eroina da feuilleton. Si chiama “Thaïs” (Florence Art Edizioni ) e dà il titolo al romanzo di Lara Swan, sorprendente scrittrice nascosta sotto le vesti di un’impiegata dell’Ufficio Tributario. La sua Thaïs è giovane e bellissima, ricca e fortunata, ma all’improvviso si trova al centro di una saga di sentimenti ed emozioni dove il bene e il male, l’amore e l’odio, il perdono e la vendetta, si rincorrono lungo un canovaccio letterario che ti lascia senza fiato.
Il giallo e il rosa, come in un mirabolante gioco di specchi, catturano il pubblico del salotto letterario di Villa Manzoni, dove questi due autori sammarinesi, mercoledì 29 luglio, si sono divisi i riflettori e applausi a scena aperta.
Walter Serra e Lara Swan: due persone come tante altre, con un sottile fondo di timidezza, che fanno un lavoro apparentemente senza stimoli, ma che nel loro privato danno sfogo ad un’incredibile creatività, alla poesia, all’invenzione.
Due autori molto diversi per personalità e genere letterario, eppure così affini per la raffinatezza dello stile, la cura dei dettagli, la profondità dell’introspezione psicologica dei personaggi.
Il pubblico, indiscutibilmente, li ha graditi e con entusiasmo si è interessato a conoscere gli sviluppi futuri delle loro storie.
Un’altra bella soddisfazione per l’Ente Cassa Faetano che con coraggio, ad ogni appuntamento, esplora territori culturali anche inconsueti e che continua ad investire sui talenti locali. Con l’auspicio di veicolare per loro nuovi e meritatissimi successi.

CI VOGLIONO PIU' MAESTRI E MENO SOLDATI!
Alla terza serata del Salotto Farhad Bitani, figlio di una delle più potenti famiglie di mujaheddin, oggi rifugiato politico, ha raccontato il vero volto del fondamentalismo islamico

25 giugno 2015

Arrivano tanti soldi in Afghanistan. Tantissimi! Ma neanche un soldo viene speso per sfamare la povera gente, per creare ospedali e scuole, per far crescere i bambini. Tutti finiscono per arricchire chi è già ricco e potente, e per comprare armi.
“Non abbiamo bisogno di kalasnikov, ma di maestri. Solo con la cultura e la conoscenza si può sconfiggere il fondamentalismo, e con esso il terrorismo internazionale” spiega Farahd Bitani al folto pubblico del salotto letterario di Villa Manzoni.
Lui, ex capitano dell’esercito afghano, ormai rifugiato politico da un paio di anni, ripudiato dalla sua famiglia perché non accetta più l’oppressione che c’è nel suo Paese, gira tutto il mondo per diffondere un nuovo messaggio di pace, di rispetto degli altri, di solidarietà verso i più poveri e bisognosi.
“Nel Corano non c’è scritto che bisogna uccidere. Al contrario, c’è scritto che non devi uccidere se vuoi conquistarti il paradiso. I fondamentalisti usano la maschera, impongono le loro regole per generare paura e poi fare il loro comodo”.
In Afghanistan si uccide, si lapidano e si violentano le donne, si stuprano i bambini. Per questo Bitani lancia forte il grido a tutta la comunità internazionale: “Basta con le armi!”
Invece, proprio sul fronte internazionale si sottovaluta il pericolo del terrorismo, non si fanno abbastanza controlli e si allevano nuovi kamikaze ormai in tutti i Paesi occidentali. Intanto, migliaia di profughi abbandonano il loro Paese con il miraggio di entrare in Europa dai confini ungheresi: 3600 chilometri a piedi, un anno di cammino. Hanno una probabilità del venti per cento di sopravvivere a fame e stenti, ma nel loro paese, di sicuro, morirebbero.
E’ una testimonianza potente e toccante quella che lascia Farhad a San Marino. Tutti acquistano il suo libro “L’ultimo lenzuolo bianco. L’inferno e il cuore dell’Afghanistan” (editore Guaraldi). E lui, a tutti, lascia una dedica nella sua lingua madre.

QUASIMODO LEGGE QUASIMODO
Il figlio di Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la letteratura nel 1959, e della danzatrice Maria Cumani, ospite del salotto Villa Manzoni, nell’affascinante veste di “missionario di poesia”

Giovedì 28 maggio

Sarà il suo sguardo, verde e magnetico; sarà la sua voce profonda, o il modo in cui legge i versi paterni, la tenerezza che mette illustrando le fotografie della madre, sta di fatto che Alessandro Quasimodo incanta il pubblico del salotto letterario di Villa Manzoni, giovedì sera a Dogana.
E’ un viaggio nella memoria, nelle pieghe della famiglia e della poesia del Premio Nobel per la Letteratura, pieno di risvolti spesso sconosciuti e affascinanti, ma sempre di grande qualità. Istruttivo, eppur lungi dalla pedanteria, grazie anche alle immagini che scorrono sullo schermo a far da sfondo all’intercalare del rapsodo.
“La sua vita – racconta il figlio Alessandro - è stata complicata, difficile, piena di luci e ombre”. Sciocco nascondere i difetti, le cadute lungo il tragitto: “L’artista non deve esser messo sotto una campana di vetro. E’ un uomo come tutti noi”. Solo che, a differenza della gente comune, l’artista riesce a trasformare gioie e dolori della vita privata in preziose fonti d’ispirazione. L’incontro con la danzatrice, molto più giovane di lui, che con il suo amore e la sensibilità artistica, fu ispiratrice di gran parte del suo lavoro.
Il figlio Alessandro raccoglie in un itinerario poetico - biografico poetico – biografico la vicenda umana e poetica del padre Salvatore. Non una lezione di letteratura o di poesia, ma un’interpretazione magistrale della poesia di uno dei grandi del secolo scorso.
Il pubblico di Villa Manzoni gli tributa il caldo omaggio degli applausi e dell’ammirazione, sottoscrivendo in questo modo anche l’apprezzamento per quel progetto di promozione culturale che è nella mission dell’Ente Cassa Faetano – Fondazione Banca di San Marino.


L'ULTIMA MARCIA DEL TENENTE PEGUY
Incontro con Roberto Gabellini

23 aprile 2015

Il salotto letterario inaugura la sua seconda stagione con un appassionante racconto in versi, firmato da Roberto Gabellini, sull’ultimo mese di vita del grande polemista francese, caduto un secolo fa sul fronte della Prima Guerra Mondiale.

Si tratta di un romanzo, o meglio di un saggio sotto forma di poema, risolto con mano sicura da un autore dal curriculum eclettico. Oltre che poeta, Gabellini ha infatti scritto per il teatro e ha all’attivo, tra gli altri, un volume di racconti “Pescatori d’Italia” (Mursia, 2011), tanto difficile da collocare quanto coinvolgente nella sua coralità. Sono caratteristiche che tornano anche nel suo ultimo lavoro, poemetto in quartine uscito per le Edizioni Ares lo scorso agosto. Il testo propone una materia povera, sembrerebbe inerte, quasi un nulla: gli ultimi trenta giorni del poeta francese Charles Péguy in marcia da Bourg-la-Reine, dove lascia la moglie e i figli, a Villeroy, lungo il fronte della Grande Guerra: ultimo orizzonte che insegue inseguito, come succede ad ogni uomo nella vita. Charles Péguy muore negli scontri che precedono l’inizio della battaglia della Marna, nel tardo pomeriggio del 5 settembre 1914. Subentrato al comando della sua compagnia, dopo che il suo capitano era stato colpito, viene colpito in fronte mentre guida gli uomini all’assalto di una postazione tedesca.
Si conclude così il viaggio terreno di una delle voci più profetiche del Novecento, il socialista tornato al cattolicesimo senza rinnegare il proprio passato. Un magistero fiammante, limpido e, forse, ancora oggi inascoltato. Péguy fu tra i primi ad essere risucchiato dal vortice della guerra. Presto, la lista degli artisti uccisi sarebbe stata spettralmente lunga.
Roberto Gabellini ha messo a fuoco la corsa di un poeta puro e folle come Parsifal, genuino e ardente come Giovanna d’Arco, verso “quell’incontro” che aveva cercato senza sconti in ogni istante della sua esistenza. L’ultima marcia di Charles Péguy è uno scavo sul senso della vita e sul mistero del dolore. Che può essere capovolto dalla forza spiazzante della Grazia. Péguy fu misconosciuto o addirittura frainteso dal milieu cattolico a lui contemporaneo. Fu la scrupolosa indagine critica di grandi teologi come Von Balthasar, Daniélou e De Lubac a svelarne tutta la profondità e la consonanza con il cristianesimo.

Presenti tra il pubblico, accompagnati dalle loro insegnanti, anche alcuni ragazzi delle Scuole Medie che hanno partecipato - vincendo - al concorso di poesia “Emozioni – premio Natalina De Paoli” promosso dalla Biblioteca delle Scuole Medie di Serravalle col sostegno di Ente Cassa Faetano - Fondazione Banca di San Marino.